blog per andare in viaggio e viaggiare ovunque nel mondo, consigli, guide, e molto altro. Racconti esperienze di viaggio
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Lunedì, 18 Gennaio 2016 00:00

Un giorno di neve al Prater di Vienna

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Visitare la bella Vienna all'inizio di gennaio è sempre una bella sfida. Bisogna preparasi all'idea che le temperature non saranno proprio altissime e che la neve potrebbe essere presente come ormai forse non siamo più abituati qui in Italia.

Così accade proprio che ci trovammo nella capitale austriaca il 5 di gennaio nel nostro ultimo giorno di permanenza in questa bella città.
La neve era caduta quasi incessantemente dal giorno prima, ed aveva ormai coperto tutto con il suo bianco manto.
Per noi erano stati giorni intensi, con lunghe visite ad alcuni dei musei più famosi in città.
Così avevamo deciso di fare una rilassante passeggiata nel famoso Prater.

Non ci ha certo sorpreso di trovarlo anch'esso coperto dalla neve. Ma forse non ci aspettavamo di trovarlo praticamente deserto, anche se forse era un conseguenza più che logica.

L'unica giostra in movimento era la famosa ruota panoramica che lentamente solcava il cielo grigio con le sue cabine chiuse.

Mentre passeggiamo lungo le stradine che passano tra le varie attrazioni chiuse, incrociamo pochissime persone. Alcune che portano a passeggio il cane in questa fredda mattina viennese.

Il posto però ci affascina comunque e ci scateniamo nel fare tante foto che già immaginiamo in bianco e nero, con l'interno di provare a dare un punto di vista nuovo del famoso Prater.

Ci saremo riusciti? Speriamo di si

Qui il link per vedere l'album completo.

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Sabato, 30 Agosto 2014 00:00

Ancora spiaggiati ad Ao Prao

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Il temporale notturno ha lasciato spazio ad un cielo grigio, che tuttavia non ci scoraggia affatto dal metterci in movimento verso la spiaggia, stante anche che oggi è il nostro ultimo giorno pieno sull'isola.

A metà mattina raggiungiamo Ao Prao. Questa volta, visto che il sole sembra proprio non voler farsi vedere, risparmiamo i soldi dell’ombrellone e ci diamo alla spiaggia libera più selvaggia: un asciugamano e un pareo stesi sulla sabbia, che per fortuna è asciutta.

La giornata procede come un copione della precedente, se non fosse che siamo punti, di striscio, da qualcosa che riteniamo essere una piccola medusa.

La spiaggia oggi è più popolata: è sabato e molti giovani e coppie, soprattutto Thailandesi provenienti forse dalla vicina capitale, si gonodono il weekend sull'isola; notiamo un'alta affluenza anche di giovani cinesi. 

Verso l’imbrunire torniamo pigramente presso l’alloggio per uscire di nuovo, dopo una rapida doccia, per consumare la nostra ultima cena isolana in un Thai restaurant in paese.

 

Venerdì, 29 Agosto 2014 00:00

Vamos a la playa di Ao Prao

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Il secondo giorno a Koh Samet inizia un po’ pigramente: in fin dei conti siamo spiaggiati su un’isola abbastanza piccola, le cui uniche attrazioni sono le spiagge. Perché, allora, avere fretta di precipitarsi fuori dalla stanza?

Come al solito la prima cosa da fare una volta messo piede fuori dal bungalow è la colazione.

Ritenevamo, ingenuamente, di avere meno problemi a trovare una colazione di tipo italiano, o almeno inglese: la sera prima, infatti, attraversando il paese, avevamo adocchiato dei baretti che ci ispiravano fiducia. La scelta però si rivela sbagliata, non tanto per la colazione in sé (ordiniamo una English ed un pancake), ma perché l’attesa dei piatti diventa abbastanza snervante e dobbiamo attendere per quasi mezz’ora nonostante siamo gli unici avventori.

Dopo esserci riempiti lo stomaco, partiamo alla volta della spiaggia di Ao Prao, dove, per 30 Bath, noleggiamo due sdraio ed un ombrellone che ci fornisca un po’ di riparo dal sole. Scegliamo questa spiaggia, accanto alla più rinomata e "in" Sai Kaew Beach, in quanto è più tranquilla e meno frequentata.

La giornata passa pigramente tra una sguazzata in acqua, un po’ di sole, due tiri (da schiappe) a racchettoni ed un pranzo al sacco con due sandwich comprati al Seven, lungo la strada.

Ci fanno compagnia, a tratti, i cani randagi, che qui in Thailandia scorazzano liberi. Ma noi non diamo attenzione a loro e loro non ne danno a noi.

Verso le 17.30 vengono ritirati sdraio ed ombrelloni: la circostanza non deve stupire poiché verso le 18.00 qui comincia l’imbrunire.

Decidiamo quindi di tornare all’alloggio, fare una doccia rinfrescante e uscire verso l’ora di cena.

Optiamo per una cena romantica in un ristorantino, in stile occidentale, situato sulla medesima spiaggia del pomeriggio: tavolini e sede di legno sulla sabbia bianca finissima, una luce soffusa proveniente dalle lampade a forma di stella di vario colore, agganciate ai rami delle piante, piccole candele ad illuminare i volti degli avventori. Lo stile occidentale, però, non deve trarre in inganno: la cucina è (anche) thailandese e proprio qui, a detta di lui, assaggiamo la pietanza più piccante di tutto il nostro viaggio!

Terminata la nostra cenetta, torniamo verso il bungalow con le prime gocce di temporale tropicale..

 

Giovedì, 28 Agosto 2014 00:00

L'approdo a Koh Samet

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L'isola  di Koh Samet, situata ad est del Golfo di Thailandia, é raggiungibile in autobus dalla stazione Ekkamai, nella parte est di Bangkok.

Sarà forse che arriviamo qui un po' tardi (sono le 10 e mezza circa), ma ci sono poche persone e pochi autobus. Ci lasciamo docilmente accalappiare da uomini in divisa da autista che, appresa la nostra meta, ci propongono il viaggio in minivan sino al molo di Ban Phe a 200 Bath a testa. Accettiamo senza tante trattative: siamo un po' stanchi ed é tanta la voglia di arrivare il prima possibile.

Fortunatamente il viaggio si rivela più comodo della precedente esperienza in minivan: gli zaini vengono collocati nel portabagagli e noi prendiamo posto sui sedili accanto ai compagni di viaggio, tutti giovani locali.

Arriviamo a Ban Phe, piccolo villaggio di pescatori, verso le 14 e, appena scaricati i bagagli, ci viene incontro una giovane donna che ci mostra dove fare i biglietti per il traghetto per Koh Samet: si tratta di una specie di porticato dove sono posizionate una serie di scrivanie. Ci dirigiamo a quella che ci é stata indicata.

La scelta é pessima perché abbiamo subito una discussione con la cassiera, la quale vuole a tutti i costi venderci un biglietto per la Speedy boat, tre volte più caro della barca normale; poi, visto che noi insistiamo per prendere la tratta più economica, cerca di farci acquistare il biglietto a/r sostenendo che non é possibile comprare solo l'andata. Noi però vogliamo solo l'andata, quindi, vedendo che la cassiera non cede, ci dirigiamo altrove. Sennonchè la persona che era accanto alla cassiera viene poi a cercarci ed accetta le nostre condizioni. Con 100 Bath a testa ci siamo assicurati un posto nel traghetto normale per Koh Samet. In realtà siamo comunque stati un po' "beffati", ma lo scopriremo solo al nostro ritorno..

Rimaniamo in attesa presso il portico e dopo circa mezz'ora l'assistente della cassiera ci fa salire sul suo Tuk Tuk e ci porta in un altro molo. Ci imbarchiamo su una barca abbastanza vecchia e piena di locali. Il viaggio comunque é breve ed in circa mezz'ora approdiamo a Koh Samet.

Qui ci fanno sbarcare in un pontile accanto a quello principale e chiuso, in fondo, da alcune transenne, sulle quali é posto un cartello che avvisa  i turisti, in arrivo e in partenza, di pagare una tassa di ingresso sull'isola di 10 Bath, che viene prontamente riscossa da un uomo appoggiato alle transenne. Ci hanno "beffato" per la seconda volta oggi, ma ce ne accorgeremo, ancora, al nostro ritorno..

Il nostro hotel, il Sunrise Villa, é accanto al porto ed é composto da bungalow in cemento. Fortunatamente ci viene assegnato il penultimo, lontano dalla vista del porto, con un bel panorama sulla spiaggetta privata, nella quale, si affretta a spiegare la gentile ragazza della reception, é meglio fare attenzione se si intende fare il bagno perché ci sono parecchi ricci di mare.

Il nostro primo pomeriggio a Koh Samet vola via veloce nell'esplorazione dei dintorni della nostra zona.

Seguiamo le indicazioni che ci hanno dato alla reception e attraversiamo il paese vicino al porto per raggiungere le spiagge della costa est dell'Isola. Scopriamo che, siccome tali spiagge sono situate in un parco naturale, per accedervi ocorre pagare, una tantum, una tassa di 200 Bath a persona. Non sembra esserci altro modo per raggiungere queste sspiagge, per cui mettiamo ancora una volta mano al portafoglio.

Ne vale la pena: le spiagge di Hat Sai Kaew e, poco più in la, quella di Ao Prao, sorvegliata da una grande statua di sirena col suo innamorato, si presentano come lingue di una sabbia bianca e finissima, che si getta in un mare non proprio cristallino quanto ci si aspettava, ma limpido e pulito.

Lo sguardo si perde all'orizzonte là dove il blu del mare aperto incontra il grigio perla del cielo di fine agosto. I pensieri volano sospinti dal vento e si affaccia nel cuore un po' di malinconia: Koh Samet é l'ultima tappa del nostro viaggio e tra pochi giorni riprenderemo un aereo che ci riporterà in Occidente, in Italia, alle nostre vite ordinarie, ai nostri panni da lavoro, ai luoghi noti, alla lingua madre, alla dieta mediterranea.

E cosa fare per scacciare la malinconia se non tuffarsi nell'alcol di un aperitivo? Allo scopo si presta perfettamente un bar sulla spiaggia, dove attendiamo pazientemente l'ora di cena ammirando, da avventori in solitaria, questo primo tramonto isolano.

Gustiamo poi una cena base di pesce in un thai restaurant, dove la padrona ci cucina, per 400 Bath, un enorme pesce, di cui purtroppo ignoriamo la specie, che ci viene servito tutto intero, come da usanza thailandese, ma che riusciamo a pulire e a gustare con la medesima facilità quasi fosse il famoso tonno che si taglia con un grissino.

Saziati, rientriamo verso l'alloggio appena in tempo per evitare l'acquazzone.

Questo primo giorno sull'isola é volato..

Domenica, 31 Agosto 2014 00:00

Ritorno a Bangkok

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Nonostante tutto, l'idea di lasciare Koh Samet ci rattrista un po': segna la fine della nostra esplorazione a zonzo per la Thailandia e l'aprirsi del capito finale del nostro viaggio.

Dopo l'ennesima notte di pioggia ci svegliamo e raccogliamo con calma le nostre cose per poi andare a fare colazione al bar del  nostro 'resort'. La location è fantastica: una terrazza proprio sul mare. Prendiamo una colazione alla continentale, con uova, pancetta, pomodori. 

Facciamo qualche ultima foto e ci dirigiamo verso il vicino porto. Abbiamo ben imparato la lezione dall'esperienza dell'andata e quindi ci dirigiamo con decisione verso la barca che ci hanno indicato alla reception, ancora una volta una 'big boat'. Con nostra sorpresa (ma in realtà ne avevamo sentore..) il biglietto costa la metà del prezzo sborsato per l'andata.

Le nuvole ci accompagnano lungo tutto il tragitto verso la terra ferma, "regalandoci" anche qualche minuto di fitta pioggia e costringendoci a cercare spazio verso il centro della barca per non bagnarci.

Arriviamo in un porto diverso da quello dell'andata, che sembra molto più grande ed organizzato, infatti ci sono tanti ristoranti e bancarelle. Dall'altro lato di un grande spiazzo/parcheggio si stende anche un ampio mercato coperto.

Per prima cosa cerchiamo dove poter acquistare un biglietto per un bus con direzione Bangkok. Ci tentano di convincere a prendere un minivan, più rapido e quasi pronto a partire. Ma noi non abbiamo nessuna fretta ed inoltre vorremmo anche procurarci un po' di cibo da consumare durante il viaggio. Così prendiamo il biglietto per un bus che dovrebbe partire quasi un'ora dopo.

Nell'attesa, esploriamo il mercato coperto. Vi troviamo sostanzialmente due categorie di bancarelle. La prima dove si possono trovare suovenirs ed abbigliamento per turisti. La secondo dedicata al cibo, molto del quale in versione essiccata; vi si può trovare veramente di tutto. Dalla frutta alla verdura, dalla carne al pesce. Noi optiamo per del riso da asporto, che ci viene consegnato in dei comodi contenitori in polistirolo con dentro forchetta monouso. Anche qui i costi sono molto contenuti. Con pochi Bath si prendono piatti buoni ed abbondanti. C'è anche il tempo per un espresso freddo, preso da un piccolo chiosco vicino.

Il viaggio con il bus passa in tranquillità, ma con il cuore appesantito da un velo di nostalgia per questo viaggio che sta volgendo al termine. Dedichiamo il tempo a scrivere qualche appunto ed a riguardare qualche foto scattata sull'isola. Cerchiamo anche di studiare la strada che dovremo fare dalla stazione dei bus a Bangkok per raggiungere la nostra ultima sistemazione thailandese. 

Abbiamo deciso di trascorrere le ultime 3 notti presso lo Steve Boutique Hostel che si trova nella medesima zona dove abbiamo soggiornato nei nostri primi giorni a Bangkok. La scelta è stato frutto di una comparazione di tre fattori: prezzo, recensioni e posizione. Per arrivarci dobbiamo prendere uno skytrain ed un bus. Grazie all'ausilio della nostra fidata mappa dei bus non ci è difficile raggiungere la destinazione. Devo dire che gioca anche a nostro vantaggio il conoscere la zona. La strada dell'ostello costeggia un piccolo canale che sfocia nel fiume principale; lungo di esso si estende un piccolo mercato dedicato, almeno ci sembra, alla frutta e verdura. 

Le camere dell'ostello sono tutte allineate su un unico piano terreno e sono tutte con le porte che danno direttamente all'esterno. Alla reception ci accoglie un signore a torso nudo, magro e tatuato. Non so perché, ma mi viene in mente un uomo della yakuza giapponese. Nonostante l'aspetto, è molto cortese e ci accompagna subito alla nostra stanza. La camera è molto semplice, ma ha tutto quello serve per rendere confortevoli le nostre ultime notti in Thailandia.

Ci sistemiamo un attimo e dopo usciamo per un giro serale nel centro moderno della città, ove gli enormi shopping mall dominano le strade ricolme di traffico e si innalzano al di sopra del sopraelevato skytrain.

La nostra meta, in particolare, è il Terminal 21. Avevamo letto su alcune guide che è un centro commerciale particolare, ove ogni piano è dedicato ad una famosa città. Così al suo interno si può andare al piano Parigi, oppure al piano Tokyo, al piano Roma e poi fare un salto al piano London. Qui le grandi catene sono bandite quasi del tutto. Tutti gli spazi sono occupati da piccoli negozi principalmente di abbigliamento. Il design originale domina ogni vetrina ed è facile che chiunque possa trovare qualcosa di adatto al proprio stile. Un'esperienza da non mancare? una visita ai bagni. Ogni piano ha il suo stile, ma vi troverete sempre i water ultra moderni in stile giapponese. 

Dopo un giro tra alcuni negozi raggiungiamo gli ultimi due piani. Entrambi sono dedicati alla città di San Francisco. Il primo dei due si chiama semplicemente San Francisco, il secondo San Francisco Pier. Entrambi sono dedicati al cibo e c'è veramente l'imbarazzo della scelta. Si possono trovare cucine di tutto il mondo a prezzi molto accessibili. Certo, un po' più cari del cibo preso dalle bancarelle sulle strade, ma ne vale assolutamente la pena. 

 

Domenica, 05 Ottobre 2014 00:00

Castello Formentini a San Floriano del Collio

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Una tiepida e soleggiata domenica autunnale ci invoglia a partecipare a Castelli Aperti, l'iniziativa che si svolge due volte all'anno (di solito, ad inizio autunno ed in primavera) in numerose regioni italiane e che consiste nell'apertura eccezionale al pubblico di alcuni castelli di proprietà privata.

L'ingresso ha un costo variabile a seconda del castello. Tutto il ricavato confluisce in una cassa, gestita dal consorzio castelli di ciascuna regione, e - così ci hanno detto - viene utilizzato per opere di restauro dei castelli abbandonati.

Tra i tanti castelli che offre la regione Friuli Venezia Giulia, noi decidiamo di visitare il Castello Formentini a San Floriano del Collio, in provincia di Gorizia, attualmente adibito a location per eventi e matrimoni.

Abbiamo la fortuna di arrivare giusto in tempo per prendere parte alla visita guidata condotta dal proprietario, il Conte Formentini, discendente diretto dei primi proprietari, i feudatari che abitarono il castello nel Medio Evo.

Abbiamo accesso solo a tre locali del castello, la sala degli arazzi, la sala della biblioteca ed il salone del caminetto, ma la visita si rivela molto interessante poichè il Conte racconta aneddoti sulla vita medioevale e dei suoi antenati, non risparmiando critiche a questi ultimi. Al termine del giro, assistiamo alla messa in scena di un giudizio medievale, con tanto di figuranti che interpretano il boia ed il condannato.

Nel giardino del castello, poi, possiamo visitare un piccolo accampamento militare, ove sono esposte copie delle armi e delle armature utilizzate da fanti e cavalieri. Non manca la possibilità, per chi lo volesse, di cimentarsi con l'arco e la freccia.

Terminata la visita al castello, consumiamo il nostro pranzo al sacco sulla piazza principale del paese, su di un terrazzamento che permette di ammirare, stando comodamente seduti su una panchina, il panorama dei colli circostanti, al confine tra Italia e Slovenia, ed i numerosi filari di vite, che si allungano a perdita d'occhio all'orizzonte.

Il clima piacevole ci spinge a godere ancora dell'aria aperta, facendo tappa a Gorizia, prima di rientrare verso casa.

Sarà forse che arriviamo nel primo pomeriggio, o forse che la cittadina ha ritmi più sloveni che italiani, ma ci sono pochissime persone in giro e negozi e locali sono chiusi. Fatichiamo anche a trovare un bar per prendere un caffè.

Noi però non ci lasciamo intimorire dalla desolazione e giungiamo sino a piazza della Vittoria, dove dal basso intravediamo una parte del Castello di Gorizia (attualmente adibito a Museo) che si erge sulla piccola collina sovrastante. Nella medesima piazza si trova anche la Chiesa di Sant'Ignazio.

Ci ripromettiamo di tornare a fare un giro in questa cittadina di confine in un giorno non festivo, magari spingendoci qualche metro più in là sino a Nova Gorica.

Mercoledì, 27 Agosto 2014 00:00

Visita a Old Sukhothai

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La sveglia suona abbastanza presto questa mattina. Alle 7:30 di mattina riprendiamo coscienza e, ancor prima di vedere qualsiasi cosa, sentiamo la pioggia continuare a cadere all'esterno. Avendo ben presente il detto 'non può piovere per sempre', la sveglia viene post posta e continuiamo a dormire.

Alla fine ci alziamo verso le 9 e la nostra scelta strategica si rivela azzeccata: ha smesso di piovere e si riaccendono le speranze di riuscire a portare a termine la nostra visita. Certo il tempo a nostra disposizione diminuisce, ma almeno dovremmo riuscire a girare in bicicletta e senza pioggia.

Consumiamo la colazione nel nostro stesso ostello, poi ci dirigiamo subito verso il punto dove il giorno prima avevamo visto un cartello che indicava la fermata dei songthaew pubblici per Old Sukhothai. Paghiamo i nostri 30 bath a testa e ci accomodiamo sulle panchine del songtheaw. Nel nostro breve tragitto ci accompagnano un turista coreano e delle donne del posto. Le donne scendono a fermate intermedie. Solo noi e l'altro ragazzo arriviamo fino alla destinazione finale che è proprio l'ingresso del parco storico.

Appena scesi la nostra attenzione viene subito attirata da due signore che si sbracciano sul lato opposto della strada, indicandoci una massa di biciclette e motorini parcheggiati sotto una tettoia. Noi ci facciamo attirare più che volentieri perchè è proprio nostra intenzione utilizzare le biciclette. I siti storici, infatti, sono tanti e dislocati anche a qualche chilometro di distanza l'uno dall'altro. 

Il parco è suddiviso in tre zone: centrale, nord ed ovest. Per poter visitare ognuna di queste bisogna pagare un biglietto pari a 100 bath, più 10 bath per accedere con la bici. La nostra visita parte dalla zona centrale, che è quella a noi più vicina ed è anche quella con i templi più grandi e meglio conservati. Mentre iniziamo a pedalare il sole torna ad essere presente sopra le nostre teste allontanando, definitivamente, la paura della pioggia.

Girare per questo sito, che è anche patrimonio mondiale dell'umanità, è un'esperienza veramente emozionante. In giro vi sono anche pochi turisti e ci capita spesso di avere la sensazione di essere le sole persone presenti, come se fossimo i primi esploratori della zona. Le statue bianche di alcuni buddha creano un forte contrasto con le colonne fatte di pietre rosso scuro ed annerite da secoli di esposizione alle intemperie. Vi sono alcuni pannelli con brevi informazioni sugli edifici, la loro originaria funzione ed anche alcune immagini digitali che fanno vedere come erano gli edifici quando erano ancora integri.Si capisce bene che quel che è rimasto non è che una minima parte della loro struttura originale.

Seguiamo un percorso in bicicletta tra le varie rovine ammirandone tutti i dettagli e continuando ad immaginare il loro antico splendore. L'aria ed il terreno sono carichi di umidità grazie anche all'abbondante pioggia caduta durante la notte. Pedalare, con la temperatura in aumento, diventa sempre più faticoso anche se le strade sono pianeggianti. Durante il nostro giro incrociamo spesso il turista solitario coreano, con noi sul songthaew, con la sua bicicletta. Ci scambiamo solo sorrisi e saluti appena accennati ogni volta che ci incontriamo all'ingresso di qualche templio.

Nel corso della visita incontriamo anche una scolaresca thailandese, originaria di un'altra città. Dapprima i ragazzini ci chiedono di fare una foto con loro, successivamente ci pongono un foglio con alcune domande in inglese relative alla nostra provenienza ed al nostro viaggio. 

Proseguiamo la visita per il sito nord, ove, attraversato un ponticello di legno, veniamo accolti da un piccolo micetto che fa gli onori di casa. Il giovane felino sembra essere accampato nel punto dove i visitatori parcheggiano le biciclette; la scena sembra ripetersi ogni volta uguale: arriva un nuovo visitatore, lui si avvicina con disinvoltura, distribuisce qualche strusciata alle ruote della bici per poi dedicarsi alle gambe della persona. Appena recepisce un minimo segnale di attenzione si ribalta per terra ai piedi della persona reclamando la sua dose di carezze e non lesinando fusa come ringraziamento.

Terminata la visita di questo sito, constatiamo che ormai é primo pomeriggio e pertanto siamo purtroppo costretti a rinunciare alla visita del sito ovest. Ripieghiamo quindi sulla strada principale e ci fermiamo ad un thai restaurant solitario, ove ci accolgono due donne ed un uomo che tra mille inchini e grazie ci servono due ottime pietanze. In segno di ulteriore ringraziamento, ci donano anche due spille a forma di pesce, fatte di canapa.

Rifocillati, riconsegniamo le bici e torniamo rapidamente verso l'ostello a recuperare gli zaini: dobbiamo, infatti, raggiungere Phitsanulok, da dove, la sera, partirà il volo Nokair che ci riporterà a Bangkok.

Per raggiungere l'aeroporto optiamo per un passaggio in minivan, in partenza dalla stazione degli autobus di New Sukhothai. Il viaggio dura circa un'ora, ma viaggiamo stretti tra i bagagli. Il minivan è sicuramente un mezzo più veloce rispetti al classico grande bus, di contro però bisogna mettere in conto gli spazi ridotti e quindi la minor comodità.

L'autista, nonostante gli accordi, ci lascia alla stazione dei bus di Phitsanulok e rifiuta di portarci in aeroporto nonostante le nostre rimostranze. Ci chiediamo se in realtà l'autista non sia in mala fede, ma abbia semplicemente equivocato la nostra richiesta causa scarsa conoscenza dell'inglese. Comunque, prendiamo al volo un altro songthaew, che, per il doppio dl prezzo pagato all'autista del minivan, in venti minuti ci scarica davanti all'aeroporto di Phitsanulok, che ci appare ancora più desolato di Orio al Serio e Treviso. 
L'aereoporto è sostanzialmente un unico, e solo capannone con un piano rialzato per le partenze. Gli sportelli per il check-in sono solamente due, come due sono le sole compagnie che sembrano utilizzarlo. AsiaAir e NokAir effettuano pochi voli giornalieri verso la capitale e ritorno.

Ci imbarchiamo in ritardo verso le 23 e con la pioggia, ma in meno di un'ora siamo già a Bangkok, all'aeroporto Don Muang. 

Mentre siamo in attesa dell'autobus per raggiungere la stazione dello Sky train, facciamo amicizia con un giovane di Chiang Mai, che, caso vuole, alloggia presso il nostro stesso albergo, il Nantra de Confort, unico albergo di stile e categoria superiore che abbiamo prenotato. La scelta é stata quasi obbligata perché volevamo una sistemazione vicino alla stazione dei bus di Ekkamai, dalla quale parte il bus per Koh Samet.

Effettivamente l'hotel, che raggiungiamo in compagnia del ragazzo, si rivela di stile, se non fosse per le dimensioni lillipuziane della stanza che ci viene assegnata, larga quanto la lunghezza del letto, e lunga quanto due volte la larghezza del letto, bagno compreso! Il lavandino, poi, non é in bagno, ma praticamente accanto al letto. 

Nonostante lo shock, soprattutto di lei, cadiamo presto tra le braccia di Morfeo, con il sottofondo sonoro della pioggia che batte forte sulle finestrelle. Ci addormentiamo chiedendoci se l'indomani ci toccherà camminare sotto la pioggia con i nostri zaini carichi.

Martedì, 26 Agosto 2014 00:00

Arrivo a New Sukhothai

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La sveglia questa mattina suona molto presto a Chiang Mai: vogliamo uscire di casa per le 7 in modo da raggiungere con calma la stazione dei bus. Infatti abbiamo il posto prenotato con il bus previsto in partenza per Sukhothai alle 8:00. Uscendo così presto dovremmo avere il tempo di raggiungere la stazione con tutta calma anche a piedi nel caso in cui non riuscissimo a trovare un mezzo pubblico.

Kevin è già sveglio e al lavoro sul proprio computer. Ci saluta con una calorosa stretta di mano augurandoci buon viaggio. Noi lo salutiamo augurandoci di poterlo rivedere... magari in Italia. Dopo questi saluti, quasi standard, ci si chiede sempre se effettivamente ci si rivedrà in un futuro. Soprattutto quando le distanze sono così ampie.

Arriviamo con i nostri zaini carichi sulle spalle sino allo stradone principale e decidiamo di provare ad attendere qualche mezzo pubblico. Dopo pochi minuti addocchiamo un songthaew spuntare da una strada laterale. Iniziamo ad agitare le braccia per attirarne l'attenzione e lo vediamo accostare. Non ci sembra vero che siamo riusciti a trovare un trasporto così rapidamente a quest'ora. Ed infatti tutta la nostra felicità sparisce quando vediamo che il mezzo è già stracarico con anche ragazzini aggrappati in piedi alle scalette che portano sul tetto. L'autista ci fa segno di salire comunque. Ok che siamo abituati a stare in spazi ristretti, ma noi ed i nostri zaini proprio non ci stiamo e vorremmo evitare di fare il viaggio appesi, perchè siamo sicuramente meno agili dei ragazzini. Il guidatore sempra comprendere il nostro rifiuto e riparte.

Fortunatamente non passa molto tempo e vediamo un altro songthaew avvicinarsi. Questa volta il mezzo è vuoto e quindi saliamo dopo aver concordato destinazione e prezzo, come di consueto.

Arriviamo alla stazione con un buon anticipo sulla partenza. Così possiamo procurarci del cibo per la colazione in un vicino negozio Seven. Ormai questa catena è un po' come la nostra seconda casa, un rifugio sicuro, una certezza, data la sua diffusione, oseremmo dire capillare, in ogni città thailandese.

Il bus che ci attende è di classe standard. Sulla tratta Chiang Mai - Sukhothai, infatti, non opera la compagnia Green Bus, coi suoi bus classe Vip o XA, ma solo la compagnia Wind Tour, che, ci è parso di capire, ha solo una tipologia di bus. Circostanza curiosa: quando ci siamo recati all'ufficio Green Bus per acquistare i biglietti, la signorina ci ha fatto un inchino, si è molto scusata per il fatto che la sua compagnia non operasse sulla tratta e ci ha indirizzato agli uffici Wind Tour. 

Le 5 ore di viaggio passano abbastanza tranquillamente. A tratti sembra esserci un po' di pioggia, ma abbastanza debole.

Alla chiamata della fermata Sukhothai c'è una mobilitazione generale, soprattutto dei viaggiatori occidentali. Ci apprestiamo a scendere anche noi ma, chiedendo all'autista, capiamo di essere ad Old Sukhotahi e non ancora a New Sukhothai che è invece la nostra destinazione. Gli altri occidentali scendono tutti a questa fermata, evidentemente per essere vicini al parco storico, che appunto si trova a Old Sukhothai. Noi invece abbiamo fatto la scelta opposta: dormire presso un ostello nella città nuova. Speriamo di aver fatto la scelta giusta!

Giunti a destinazione, dobbiamo trovare un mezzo che ci porti sino alla nostra sistemazione. Veniamo subito avvicinati da alcuni autisti che ci propongono i loro servigi. Concordiamo il trasporto con una donna che ci indica di salire su un songthaew con già altre persone a bordo. Dopo di noi salgono altri tre occidentali. La strada per arrivare in centro non è molta e dopo pochi minuti veniamo scaricati di fronte alla nostra TR Guesthouse.
La nostra sistemazione è semplice, ma accogliente e funzionale. La particolarità è che nel bagno non c'è il lavandino, nel senso che nel bagno c'è solo il water, l'ormai noto spruzzino ed il tubo doccia. Il lavandino, invece, è ubicato in una piccola veranda attigua al bagno, accessibile dalla camera da letto tramite un'altra porta. 

Dopo esserci sistemati, usciamo per esplorare la zona e vedere il centro del paese. Attraversato il vicino ponte e arriviamo subito in quello che dovrebbe essere il fulcro vivo e vitale di questa località. Un mercato locale si snoda per le vie e noi vaghiamo senza una destinazione precisa. Vorremmo trovare un posto per consumare un pasto dolce, visto che ormai è quasi metà pomeriggio e non è opportuno pranzare, ma non sembrano esserci bar o posti simili in questa zona.

Percorriamo altre strade con la sensazione sempre più forte che siamo gli unici stranieri ad avventurarci nella zona. I locali ci rivolgono qualche sguardo di sfuggita ma nulla più. La nostra ricerca non porta a nulla. Decidiamo quindi di ripiegare nella zona delle guesthouse.  Ed è proprio qui vicino che troviamo un piccolo bar ristorante. Una fresca bevanda al watermelon (anguria), una banana fritta ed un pancake ci sfamano in questo caldo pomeriggio in New Sukhothai.

Decidiamo poi di rientrare per un po' nella nostra stanza per riposarci e poi usciamo per cena.

Fortunatamente non mancano le solite bancarelle lungo le strade, equipaggiate con sedie e tavolini. Ci fermiamo praticamente nella prima che incrociamo. Il chiaro menu scritto anche in inglese è ciò che ci conquista. Ordiniamo del pad thai e dei noodle fritti con carne di maiale. La nostra richiesta di una Sprite, come bibita, solleva, ci pare, un problema, benchè il cameriere davanti a noi non abbia battuto ciglio. Infatti lo vediamo parlare con il cuoco e partire subito dopo con un motorino. Ci chiediamo se non sia andato a procurarsi la bevanda da noi richiesta. Il nostro sospetto si rivela esatto. Infatti il cameriere torna poco dopo con in mano la Sprite. Sarebbe mai successo in Italia? Crediamo proprio di no!


Il cibo è semplice ma buono. Lo riusciamo a gustare nonostante lo stormo di zanzare che ci gira attorno affamato. Il conto è dei più bassi pagati sino ad ora. Solo 80 Bath e, secondo i nostri calcoli, la Sprite non ci è stata fatta pagare...

Con la pancia piena saremmo anche propensi a fare un ultereriore giro serale nella New Sukhothai, per visitare un po' la zona che corre lungo un'altra delle strade principali. Però il nostro desiderio di esplorazione viene disincentivato da piccole gocce d'acqua che cominciano a cadere dal cielo e che  in poco tempo aumentano di frequenza. Lampi di luce nel cielo ci fanno desistere definitvamente dal proposito originario ed aumentare il passo per raggiungere il più velocemente possibile la nostra guesthouse.

Arriviamo appena in tempo per evitare l'acquazzone che si è scatenato nel giro di pochi minuti e che in altrettanti pochi minuti diventa un vero e proprio temporale tropicale, con vento che soffia molto forte.

Ci addormentiamo con ancora il rumore della pioggia che continua a cadere senza accennare a smettere. Ci vengono seri dubbi sulla possibilitù di riuscire a visitare domani il parco storico di Old Sukhothai, che è la ragione per la quale avevamo deciso di fare tappa in questa cittadina quasi a metà strada tra Chiang Mai e Bangkok. 

Lunedì, 25 Agosto 2014 00:00

Ritorno a Chiang Mai

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Arriviamo alla stazione dei bus di Chiang Rai con un po' di anticipo rispetto all'orario di partenza. La ricerca di un songthaew lungo la strada è stata fallimentare, pertanto abbiamo fatto tutta la strada a piedi ma per fortuna il clima non è tanto torrido.

Beviamo un caffelatte ed una 'ovaltine' (che praticamente è latte e ovomaltina di infantile memoria) ad un piccolo caffè vicino alla stazione, gestito da una signora thailandese che non parla inglese. Per rimediare anche qualcosa di dolce da mangiare, di cui la signora sembra non disporre, facciamo tappa al vicino Seven.

Il bus per Chiang Mai parte in orario alle 10:40. Quesa volta viaggiamo su un bus classe X-A e qundi ci viene offerta una bottiglietta d'acqua e dei wafer al cocco. In più c'è anche la toilette. Insomma un bel salto avanti di qualità rispetto all'andata. Gli ammortizzatori, inoltre, sembrano esserci e funzionare bene. Le 3 ore e mezza di viaggio scivolano via senza problemi. Lungo il tragitto il bus viene a tratti colpito da una fitta pioggia. Ci chiediamo che tempo troveremo al nostro arrivo.

Fortunatamente siamo graziati ancora una volta dal meteo, perchè Chiang Mai ci accoglie con un bel sole. Decidiamo quindi di tentare la camminata sino all'abitazione del couchsurfer che ci ospiterà per una notte.

I famosi '5 minuti dal bus terminal' a cui Kevin, il nostro host, aveva accennato, si rivelano un inganno! Infatti, arriviamo dopo 25 minuti di cammino ed abbastanza sudati. Che intendesse forse 5 minuti ma in taxi?

Kevin, neozelandese da qualche anno trasferito a Chiang Mai, ci accoglie con gentilezza, facendoci subito vedere quale sarà la nostra sistemazione: abita in una specie di villetta a schiera in una zona un po' periferica e per gli ospiti mette a disposizione al piano terreno una stanza con un letto matrimoniale, dotata di un piccolo bagno privato con turca. Questo bagno è dotato di un sistema di scarico 'fai da te' a cui ormai siamo abituati: in Thailandia non tutti i servizi igienici sono dotati di scarico automatico, per cui vicino al water o alla turca si trova un piccolo rubinetto ed un secchio, che va riempito di acqua per spingere nello scarico i bisogni. Ci siamo imbattuti in questo sistema di scarico soprattutto nel nord del Paese e prevalentemente in associazione con la turca.

Visto che siamo in tema di bagno, facciamo anche una breve parentesi su di un argomento che sta molto a cuore a noi italiani quando viaggiamo o soggiorniamo in altri Paesi: il bidet. In materia la Thailandia è avanti rispetto ad altri Paesi europei: qui, infatti, esiste un sistema alternativo al bidet, che ha dell'ingegnoso. Praticamente accanto al water c'è uno spruzzino allungabile che permette di sciaquarsi le parti intime stando seduti sul water. Certo occorre prenderci la mano per non allagare il bagno, ma è senz'altro un valido surrogato del nostro amatissimo bidet, che sarebbe interessante importare nella vecchia Europa. E' anche apprezzabile che lo spruzzino suddetto sia presente anche nei bagni pubblici, chè, si sa, il bisogno impellente può colpire ovunque..

Kevin ci dice che è molto indaffarato con il lavoro e che quindi non può accompagnarci in giro. Gli spieghiamo che abbiamo portato della pasta dall'Italia e che vorremmo cucinargliela per cena, ma ci servono alcuni ingredienti. Ci consiglia quindi di andare al fresh market che è a poca distanza. Ci fa offrire anche un passaggio da Po, la sua collaboratrice di lavoro thailandese. Ragioniamo sul fatto che però al fresh market non troveremo di sicuro alcuni ingredienti, quali la pancetta, per cui decidiamo di recarci ad un centro commerciale che abbiamo visto andando a casa di Kevin.

Qui dopo una pausa spuntino/pranzo, facciamo un giro per negozi constatando che i brand multinazionali tipo Zara, Accesorize, Mango etc hanno prezzi in linea con quelli italiani, per cui non conviene fare shopping. Procediamo quindi per il supermercato dove ci imbattiamo in prodotti italiani autentici e fasulli (..ma veramente commerciano il 'Parmesan' come vero prodotto italiano?) ed in una mega 'coke' di 3,5 litri! Questo è praticamente il primo supermercato, come lo conosciamo noi, che abbiamo visto in due settimane. In Thailandia, infatti, sono diffusissimi i negozi della catena Seven, che però vendono prodotti per l'igiene del corpo e della casa, bevande, piccoli snack e giornali, ma non frutta e verdura nè carne e pesce. Forse perchè è ancora ben radicata l'abitudine di comprare questi alimenti nelle bancarelle di strada o nei fresh market / bazar; Probabilmente i veri e propri supermercato in stile occidentale si trovano solo nei pressi dei centri commerciali.

Conclusa la spesa, torniamo da Kevin e ci mettiamo all'opera per preparare una pasta alla matriciana/arrabbiata, che Kevin sembra apprezzare, insieme alla sua Peroni, l'unica birra italiana che siamo riusciti a trovare. Gustiamo la pasta sul suo terrazzino al primo piano discutendo soprattutto di video e fotografia, che sono i suoi campi lavorativi. Parliamo anche un po' del tempo: questa estate sembra essere anomala non solo in Italia, ma anche qui perchè, per essere la stagione delle piogge, secondo Kevin sta piovendo molto meno che non gli anni scorsi. Siamo fortunati noi o veramente il clima sta cambiando? Che l'Italia debba prepararsi ai monsoni e la Thailandia ad estati secche?

La serata termina presto perchè Kevin deve tornare al lavoro; del resto anche noi dobbiamo rassettare la cucina e andare a letto perchè l'indomani alle sette dovremo essere già in strada diretti alla stazione dei bus: abbiamo l'autobus per Sukhothai alle otto.

Domenica, 24 Agosto 2014 00:00

Alla scoperta di Chiang Rai

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C'era una volta un albergo sperduto nella selvaggia periferia di Chiang Rai...

Potrebbe iniziare così il racconto della nostra seconda e ultima giornata in questa cittadina all'estremo nord della Thailandia. A mente lucida e riposata, però, constatiamo che l'albergo non è poi tanto sperduto: bastano circa 25 minuti di cammino e si raggiunge il centro, cioè il bus terminal. Qui, infatti, sembra che tutta la vitalità della cittadina sia concentrata nella zona adiacente alla stazione dei bus. Night bazar, negozi, bancarelle... tutto si trova a pochi passi dalle banchine dove si fermano i mezzi provenienti da fuori città. Nel piazzale adiacente alla stazione, poi, c'è un'altissima concentrazione di tuk tuk, minibus e songthaew, con appostati i rispettivi autisti, pronti ad abbordarvi per proporvi un passaggio ovunque vogliate andare. 

Ecco appunto.... ma dove vogliamo andare? Questa è la domanda con la quale ci siamo svegliati in questa tarda mattinata. E' la stessa domanda che ci ha accompagnati lungo il cammino verso il centro. Ed è la medesima domanda che ci poniamo stando seduti in un bar/caffè/ristorante in stile occidentale vicino alla stazione. Mentre gustiamo una American breakfast con annesso waffel, ripassiamo i nostri appunti con l'elenco delle possibili mete della giornata.

L'indecisione è tra due destinazioni: la 'Black House', che dista circa 12-15 km verso nord, oppure il 'Mae Fah Luang Arts and Culture Park', raggiungibile andando verso ovest per circa 6 km. La seconda destinazione potrebbe forse essere raggiungibile in bicicletta, ma i nuvoloni neri che arrivano da nord non ci invogliano molto. D'altro canto, per raggiungere la 'Black House' si deve prendere un bus per poi percorrere gli ultimi 2 km circa a piedi all'aperto in mezzo alla natura. Si, certo, bella la natura, ma se non ci fossero i già citati nuvoloni neri sarebbe meglio. L'idea di ritrovarci in una zona sconosciuta, nella natura, quando si scatena un temporale, proprio non ci attira, così optiamo per l'Arts and Culture Park.

Ci facciamo quindi abbordare dall'autista di un songthaew e gli facciamo vedere la nostra destinazione sul piccolo schermo del cellulare. Fortunatamente il nome è presente anche in thailandese sulla mappa e quindi lui riesce a capire dove vogliamo andare, ma non sembra molto convinto di volerci portare. Chiama però un autista più giovane e gli comunica la nostra destinazione desiderata. Dopo una contrattazione brevissima, siamo a bordo del songthaew di quest'ultimo diretti verso la meta. L'accordo raggiunto è che per 200 bath ci portera al Parco e ci attenderà per riportarci alla stazione dei bus. Il tragitto dura circa 20 minuti, ma sinceramente ci sembra che la distanza sia maggiore dei 6 km citati dalla mappa. Per arrivarci attraversiamo quartieri di periferia ove la vita sembra concentrarsi solo lungo la strada principale. Dopo un po' giriamo in una strada laterale che si immerge nella natura.

Il biglietto per accedere al parco costa 200 bath a persona. Sembriamo essere gli unici visitatori presenti. Solo dopo qualche minuto veniamo raggiunti da un'altra coppia. Siamo immersi nella natura con i suoi colori ed i suoi suoni. Lo smog ed il traffico cittadino sembrano lontanissimi. Attraversiamo un piccolo ponticello coperto che ci conduce sino all'ingresso di una costruzione in tek. Sulla porta ci accoglie una gentile signorina che, con un inglese molto stentato, ci fa da guida all'interno dell'edificio. L'interno è costituito da un unico grande spazio con al centro una torre anch'essa completamente in tek. Su tutto il perimetro della stanza, sono disposti vari oggetti religiosi provenienti da diverse provincie della Thailandia ed anche da alcuni Paesi confinanti. La nostra guida si sforza per farsi capire e prova a descriverci i vari oggetti. Noi a volte capiamo ed a volte proprio no, ma le rispondiamo sempre con un sorriso e facendo cenno di si con la testa. Proseguendo lungo il percorso nel parco, vediamo altri piccoli edifici sempre in tek e circondati dalla vegetazione rigogliosa. E mentre noi apprezziamo la calma del luogo, le zanzare apprezzano il nostro sangue; ci attaccano da ogni direzione e noi tentiamo di difenderci come possiamo. L'ultimo edificio è un museo dove sono esposti reperti storici, sia religiosi sia inerenti la vita quotidiana, tutti rigorosamente realizzati con legno tek. Vi sono anche opere moderne realizzate da artisti contemporanei.

Il nostro mezzo di trasporto sobbalzante ci riporta fino alla stazione dei bus a Chiang Rai.

Cosa facciamo adesso? Sono quasi le 15:30, abbiamo fatto una tarda colazione e la fame non è molta, ma forse è meglio comunque mettere qualcosa nello stomaco. Così entriamo in un negozio Seven per approvigionarci per uno spuntino: uno snack, un pacchetto di patatine, un the freddo, un succo d'arancia e due yogurt da bere costituiscono il nostro pranzo al sacco della giornata. Lo consumiamo su una romantica piccola panchina posizionata dietro due furgoni parcheggiati lungo la strada. Come di consueto, prima di mangiare, ci spalmiamo la nostra crema disinfettante per le mani che ci siamo portati dall'Italia. Mentre siamo intenti in questa operazione di pulizia, si avvicina un signore vestito di nero, con un paio di occhiali tendenti allo scuro e con il volto parzialmente coperto da un giornale. Con voce sibillina ci chiede 'What is this?' indicando, ci sembra, la nostra crema. Rispondiamo che è una crema per pulire le mani. Non capiamo se sia convinto o meno della nostra risposta, ma si allontana da noi. In realtà solo di pochi passi. Infatti poi strappa una pagina del giornale, ci scrive qualcosa sopra e torna verso di noi per lasciarci lo stralcio della pagina sulla panchina dove siamo seduti, per poi allontanarsi nuovamente. Il mistero si infittisce. Prendiamo la pagina strappata e proviamo a capire cosa ci sia scritto: sono due parole, ma sembra quasi un acronimo. Per quanto ci sforziamo, quindi, non riusciamo proprio a capire. Desistiamo praticamente subito anche perchè diciamo pure che la cosa non è molto di nostro interesse. Poco lontano da noi, l'omino rimane un po' in attesa sempre nascondendosi dietro il giornale. Ma anche lui sembra desistere e scompare come era apparso. Sarà rimasto deluso da noi e dalla nostra scarsa capacità di comprendere? Voleva forse proporci qualche 'sostanza' migliore della nostra crema disinfettante per le mani? Non è mistero per nessuno, infatti, che Chiang Rai sia città di commercio di droga.

Rinvigoriti dal nostro spuntino, dopo aver consultato una mappa approssimativa fornitaci in albergo, ci incamminiamo verso nord seguendo una delle strade principali che tagliano verticalmente il centro della città. Il nostro obiettivo è raggiungere a piedi le 'Buddha Caves', che, stando alla mappa, dovrebbero trovarsi a pochi chilometri sull'altra sponda del fiume Kong, che delimita il lato nord del centro ed è un affluente del ben più noto fiume Meh Kong. 

Percorrendo queste strade si capisce che Chiang Rai non è una città molto frequentata dai turisti, soprattutto occidentali. Molti, infatti, l'attraversano solo per una breve pausa per poi raggiungere i paesi confinanti o la usano come semplice punto d'appoggio per escursioni di trekking o attività simili. Sembrano anche essere molti meno i tuk tuk che girano per le strade alla ricerca continua di un turista da trasportare. 

Dopo quasi due ore di cammino, si fa strada un certo languorino e, detto fatto, come per incanto ci appare un piccolo bar pasticceria sperduto nella periferia. Diversi frigoriferi allineati sfoggiano il loro dolce contenuto. Sono tutti dolci molto appetitosi ed è difficile fare una scelta. Alla fine optiamo per una fetta di un dolce molto cioccolatoso, che ci dividiamo con due bevande fredde. Il locale ha uno stile molto occidentale, ma sembra essere frequentato principalmente da locali; infatti, vediamo diverse persone arrivare per ritirare dolci, esattamente come accade nelle nostre pasticcerie.

Riprendiamo il cammino. Le case si diradano sempre più lasciando spazio alla vegetazione. Ora siamo veramente in periferia ed anche il traffico è molto diminuito. Quando incrociamo qualcuno abbiamo l'impressione di cogliere nei loro sguardi sopresa ed incredulità nel vederci vagare a piedi in questa zona. La medesima domanda ce la poniamo anche noi perchè, per quanto camminiamo, ancora nessuna traccia del ponte per attravesare il fiume. Ad aggiungere nuovi dubbi contribuiscono delle barriere che sembrano bloccare l'accesso ad una strada che invece noi dovremmo percorrere. Ma consatando che i motorini transitano oltre, la imbocchiamo anche noi. 

Dopo una curva, però, finalmente il ponte appare alla nostra vista. Per arrivarci abbiamo camminato per più tempo di quanto avessimo previsto ed iniziamo ad avere dei dubbi se riusciremo o meno a raggiungere le famose Buddha Caves, visto che ormai sono quasi le 18, fra un'ora sarà buio e dobbiamo fare tutta la strada per tornare! Ci fermiamo un attimo a metà del ponte per valutare il da farsi e per fare un paio di foto. Ed è li che veniamo raggiunti alle spalle da uno squillante 'Hellooo'. Una ragazza occidentale in bicicletta si ferma vicino a noi per salutarci. Eireen, tedesca di vicino Dortmund, ci racconta di essere in viaggio da sola per 7 settimane in giro per l'Asia (Thailandia, Laos e Cambogia). Anche lei in questo momento sta vagando un po' a caso; siamo un po' invidiosi della sua bicicletta, però siamo anche orgogliosi di essere giunti così lontani con le sole nostre gambe. Questo pensiero ci carica abbastanza per provare ad andare avanti ancora un pochino. Giusto il tempo per arrivare vicino ad un edificio moderno il cui scopo non ci è chiaro. Una gentile coppia locale, vedendoci forse un po' sperduti, si avvicina a noi offrendoci il loro aiuto. Putroppo ci appare ora chiaro che la strada non è proprio quella corretta. Vista l'ora ormai tarda, decidiamo di desistere e di tornare mestamente verso il centro. 

Ma lungo il tragitto di ritorno troviamo un modo per dare un senso alla nostra lunghissima camminata attraverso la periferia. Ci arrampichiamo, infatti, lungo uno scalinata che ci conduce sino ad un piccolo templio su una collina. Il tempio è molto piccolo e sicuramente non è famoso, ma a noi sembra comunque una grande conquista.

Riprendiamo poi il cammino per rientrare in centro perché ormai è quasi buio. Camminando, guardiamo le vetrine di questi negozi di periferia che nulla hanno a che vedere con i negozi fatti appositamente per gli occidentali o comunque per le persone benestanti.

La stanchezza comincia a farsi sentire così decidiamo di cenare ancora una volta nel night bazar che si trova vicino alla stazione. Ormai siamo 'esperti' del posto e ci muoviamo con disinvoltura tra i vari chioschetti che offrono le proprie pietanze. Questa volta prendiamo piatti a base di carne. Piatti semplici ma saporiti, come quasi sempre qui in Thailandia; magari non se ne capisce proprio sempre l'origine... ma il sapore c'è sempre.

I piedi pesano sempre di più ed il richiamo del nostro albergo di periferia si fa sempre più forte. Sulla via del ritorno, sobbalziamo come ieri quando due toponi, disturbati dal nostro passaggio, schizzano fuori da un mucchio di sacchi della spazzatura, per poi sparire nell'oscurità di alcuni cespugli poco distanti. Saranno mica gli stessi identici rattoni di ieri sera???

Arrivati nella nostra stanza ci rinfreschiamo e prepariamo i nostri zaini per lasciare Chiang Rai la mattina successiva. Ci addormentiamo con il suono della pioggia che cade copiosa all'esterno.

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